Una riflessione sull’ESHRE: Le cellule staminali: È positivo essere naïve…?

Negli ultimi anni, la produzione di gameti in vitro a partire da cellule staminali ha suscitato interesse tanto nel pubblico generale come in quello professionale; e se fossimo in grado di ricreare la gametogenesi in una capsula di Petri, e in questo modo riuscire a scoprire perché a volte fallisce questo processo nei nostri pazienti? E se fossimo in grado di produrre ovogoni e spermatogoni in vitro, e analizzare sugli stessi l’effetto di contaminanti e di nuovi farmaci attraverso esperimenti più completi invece di basarsi su modelli animali imperfetti?

Oggi, in un’eccellente conferenza magistrale tenuta dal professore Jacob Hanna durante la Sessione 08 dell’ESHRE, lo stesso ci ha spiegato i risultati ottenuti in questo campo fino ad oggi, e il (non così) lungo cammino che resta da percorrere. Le cellule staminali esistono in due stati pluripotenti, uno detto “indotto” e l’altro “naïve”. Sebbene questi due stati si possano differenziare dalla maggior parte dei tipi di cellule presenti nel corpo umano, le cellule staminali “naïve” sono un passo avanti quando si tratta di gametogenesi. Il problema è che le cellule staminali umane “naïve” sono difficili da ottenere. Di norma, le cellule derivate dalla MCI (massa cellulare interna) di embrioni in fase di blastocisto sono dello stato “indotto”, e sono diversi anni che gli scienziati stanno cercando di farle tornare allo stato “naïve”.

Sono state utilizzate diverse combinazioni di fattori di crescita e di inibitori, e in quest’ambito di ricerca il laboratorio del Professor Hanna è stato all’avanguardia. Recentemente, il suo laboratorio ha identificato il gene SOX17 come un regolatore maestro dello stato “naïve”, una scoperta che, come ha dimostrato al pubblico di questa mattina, permette la modulazione delle cellule staminali umane per dar luogo, in vitro, a cellule germinali primordiali (i precursori dei gameti) nella specie umana.

Il Professor Hanna ha risposto alle domande del pubblico e ha indicato che nonostante i suoi sforzi siano stati orientati a spingere le cellule germinali primordiali ottenute in vitro per differenziarle ancora di più verso gameti maturi, questo obiettivo è ancora lontano dall’essere raggiunto.

La sessione ha rappresentato un altro grande esempio di come la ricerca di base sia una fonte e un sostengo della conoscenza dei meccanismi dell’infertilità, e alimenti la medicina clinica del futuro!


 

Rita Vassena, Membro del Comitato Esecutivo – ESHRE, 04/07/2016
https://focusonreproduction.eu/2016/07/04/is-it-good-to-be-naive/